MARGHERITA

Di Renato D’Urtica.
E’ buio in questo luogo, o forse sono i miei occhi pesti e gonfi per le botte ricevute. Dalla feritoia in alto entra un po’ di luce e fuori deve esserci gente, qualcuno che ha avuto pieta’ di me e mi ha gettato un pane. L’ho mangiato con gratitudine, non sapevo di avere così fame. Non ho mai pianto né gridato, sono stata forte e salda, secondo quanto mi chiese lui il giorno in cui fummo catturati. Ho resistito alle torture pensando che lui avrebbe subito forse di peggio, e che nessuno ormai poteva farci del male. Ma questo raggio di sole che non arriva a toccarmi, e che io non riesco a toccare, questo mi ha riportata in un attimo alla mia vita di ragazza spensierata ed ai miei monti, dai quali sono partita senza voltarmi indietro per seguire lui e le sue idee, che erano diventate anche le mie. E mi sono sentita morire di nostalgia.

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