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DIDATTICA

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Molti anni fa Silvano e Feliciana avevano preso in gestione un’osteria ai margini della via maestra, proprio nel punto dove si incrociavano due strade importanti, percorse da una quantit? di persone che andavano avanti e indietro indaffarate, chi a lavorare in campagna, chi al mercato, chi a pagare le imposte o a consultare l’avvocato o il notaio in citt? . Per questo motivo il lavoro non mancava mai: Silvano si occupava della cucina e Feliciana serviva i clienti che si fermavano a mangiare nella grande sala o sotto il pergolato di uva bianca che si stendeva lungo la facciata della casa. Feliciana era sempre cordiale e sorridente, e non mancava mai di scambiare con i suoi clienti qualche battuta arguta e spiritosa. Tutti apprezzavano la buona cucina familiare di Silvano e gli affari andavano a gonfie vele, anche se i due la sera erano sempre stanchi morti e la mattina dovevano alzarsi prima dell’alba. Ma le soddisfazioni non mancavano. Da furba ostessa qual’era, Feliciana sapeva che la fortuna doveva essere aiutata, se voleva che il gruzzoletto depositato alla posta diventasse sempre più pesante. Così, qualche volta aggiungeva una modesta voce supplementare al conto degli avventori, i quali di solito non gli davano che un’occhiata distratta e frettolosa prima di pagare ed uscire a riprendere le loro occupazioni. Un giorno giunse all’osteria una comitiva di ciclisti in gita di piacere. Lasciarono le biciclette all’ombra della tòpia, entrarono nell’osteria e comandarono il pranzo. Erano allegri e rumorosi e Feliciana ebbe il suo daffare a servirli correndo avanti e indietro dalla cucina. Dopo avere mangiato abbondantemente e vuotato diversi fiaschi di vino, presero il caffè e si misero a cantare a squarciagola. La bottiglia di grappa fece diversi giri intorno alla tavola prima di ritornare, semivuota, sullo scaffale vicino alla porta della cucina. Venne l’ora di ripartire e chiesero il conto. Feliciana tirò fuori il suo taccuino e compilò accuratamente la nota dei consumi. In fondo aggiunse uno scarabocchio: SE LA VA, lire duemila. Fece la somma e portò il biglietto al capo comitiva, poi si allontanò per consentire ai clienti di dividersi la spesa. Qualche minuto dopo si sentì chiamare: “Padrona!”. Si affrettò al tavolo. L’avventore le mostrò il conto. “C’è qualcosa che non va?”, domandò l’ostessa. Il cliente indicava la sua noticina in fondo al biglietto. “Tutto bene: tanti coperti, antipasti, primi piatti, il bollito ed il salame, verdura di guarnizione e l’sanbajon per tutti. Però non riusciamo a capire questo: cosa significa SE LA VA lire duemila?”. Feliciana comprese che era meglio non discutere. Afferrò la matita e cancellò la voce con un tratto netto. “Non è andata”, disse sorridendo. E diminuì il conto di duemila lire. Renato D’Urtica