AL GATT DAL MONT – Bioglio

Una mattina d’estate al Monte giunse uno strano sconosciuto: aveva la barba incolta, indossava un burnus rosso e portava con sé una logora bisaccia. Le brave donne che lo videro passare, seppure incuriosite dal suo abbigliamento, lo credettero uno dei tanti caritun che passavano di casa in casa a chiedere l’elemosina. Ma lo sconosciuto non bussò a nessuna porta e si diresse senza esitazioni ad una certa casa in fondo alla frazione. Dopo averla ben bene osservata dall’esterno vi entrò e qualche minuto dopo dal suo interno si udirono provenire pianti e grida. Ai vicini accorsi, la donna che abitava in quella casa spiegò che non si trattava di un mendicante ma del fratello di lei, che era partito trenta anni prima per lavorare in Francia e da allora non aveva mai più dato notizie, tanto che tutti lo avevano creduto morto. “Ma perché grida così?”, chiesero i vicini. “Perché nostra madre è morta”, rispose la sorella. “Ma è morta venti anni fa!”, “Sì, ma lui lo ha saputo soltanto adesso.” Il redivivo si stabilì a casa della sorella. Dalle sue peregrinazioni era tornato senza un soldo: non aveva mai avuto tanta voglia di lavorare neppure da giovane, figuriamoci adesso che era vecchio. Inoltre si comportava in maniera stravagante: la notte usciva di casa e vagabondava per le strade lanciando alla luna lunghi e realistici miagolii, tanto che ben presto iniziarono a chiamarlo al Gatt dal Mont. Prese a frequentare le osterie di Piatto, dove a volte qualcuno gli pagava da bere. Ma il vino lo rendeva polemico ed iniziava a vantare i meriti della Francia, scaldandosi sempre di più, fino a gridare: “A’ bas l’Italie et vive la France!”. I buontemponi lo incitavano: “Gatt, fane sente ‘me ch’it miaoli”. E lui: ”Miao, miao, miaaaaoo!”. La notte risuonava dei suoi miagolii finchè non ritornava a casa dove la sorella, senza smettere di rampognarlo, finalmente lo infilava nel letto. Non raccontò molto del periodo trascorso lontano da casa, soltanto qualche aneddoto isolato. La sua vita in quei trent’anni rimase sempre avvolta in un alone di mistero, e così è ancora adesso. Renato D’Urtica

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